Momento di pausa, momento tristemente matematico
31 01 2008Dopo la tentata rottura del codice, che pare a noi impossibile, volevo rendervi partecipi di teorie che raccolgo e colgo, insieme al tentativo di far uscire qualcosa di decente da presentare ad una commissione di laurea.
Ottimo sociale e scelta del monopolista
Per inciso si sta cercando una misura di benessere sociale, per cogliere ciò che viene chiamata la perdita secca del monopolio, ovvero la perdita di beneficio da parte dei consumatori, causata dalla minor quantità prodotta dal monopolista e dal maggior prezzo praticato. Scendendo più nel particolare, si dimostra che molto spesso la qualità dei prodotti del monopolista, non è la qualità massima ottenibile data la tecnologia esistente. Talvolta accade che il costo di aumentare la qualità del prodotto sia troppo elevato, rispetto al beneficio che la società ne trarrebbe, e di conseguenza si “sforna” un prodotto di qualità non massima (non necessariamente pessima)
Da un esercizio risulta che k* (coefficiente che misura la qualità del prodotto) = 2/3
Il problema che questo k, rappresenta la probabilità che un paracadute si apra e funzioni correttamente. Ciò significa che l’ottimo sociale è in corrispondenza di una probabilità non nulla di rompersi durante il lancio.
L’esempio può sembrare cinico ma non è detto che dal punto di vista sociale sia desiderabile produrre un paracadute con probabilità di rottura pari a zero. Tutti corriamo rischi, quotidianamente, e nessuno di noi è disposto a pagare le somme necessarie a eliminare totalmente questi rischi. Quando noi stessi siamo giudici del nostro benessere decidiamo liberamente di non azzerare i rischi perché questo sarebbe troppo costoso. Non sempre il massimo livello di sicurezza tecnicamente possibile è quello socialmente ottimale.
Pare duro, molto ma noi economisti ragioniamo così, a suon di numeri, lagrangiane e massimizazzioni di funzioni di profitto o di utilità.
Non so per quale strana ragione, ma la mia mente è andata verso una notizia di dicembre che mi ha scosso nel profondo: i 7 operai morti a Torino nel rogo della Thyssen. Molto probabilmente i datori di lavoro di questa società, nel prendere le decisioni sugli investimenti in sicurezza, hanno ragionato come ragiona il libro. Ma non hanno tenuto a mente una sostanziale differenza, che la loro scelta aveva esternalità. Se davvero non ritenevano massimizzante aumentare le norme di sicurezza, perché non tagliare sugli estintori dei loro comodi uffici? In fondo in catena di montaggio micca ci sono loro.
La microeconomia è una scienza sociale che cerca di applicare, a mio modo con modesti risultati, la matematica ad interazioni strategiche che si riscontrano nella realtà, in cui però, non bisogna dimenticare, agisce sempre l’uomo, i cui comportamenti sono molto spesso poco matematici e razionali. Per questo, sono spesso necessarie ipotesi molto restrittive che restringono il campo di applicazione di molte teorie microeconomiche. Delle esternalità, peraltro, è già stato scritto molto, forse si rendono necessari aggiornamenti…
Lenz io ti voglio bene, però non ci ho capito una minchia.
In poche parole cercavo di dare una spiegazione più formale della non massima qualità dei prodotti che l’imprenditoria produce; con un’estensione anche alle decisioni di investimento sulla sicurezza del lavoro le quali hanno però esternalità (effetti esterni) sui lavoratori e non su chi prende le decisioni.
L’argomento non è propriamente immediato e facile da spiegare anche perché frutto di un mio flusso di coscienza, e voi la conoscete la mia contricata testa!