La Flotta Potëmkin

20 05 2007

Sempre più grossa la voragine della nostra compagnia di bandiera, con un’unica nota positiva: i ricavi sono aumentati… come dire un lumino di speranza nel cimitero. Il titolo che comincia a crollare per le voci che girano per cui le offerte sarebbero molto basse. Comunque sia il Ministero dell’Economia ha fatto sapere che è indifferente alle offerte e per la scelta saranno valutati i piani industriali e la volontà di mantenere la bandiera.
Che ci siano troppi costi è sotto gli occhi di tutti; nonostante il migliore andamento dei ricavi, l’azienda continua a perdere. Data questa situazione credo che sia evidente diminuire i costi; se si guadagna meno di una volta, si vola anche meno, di conseguenza ci sarà bisogno di meno personale e meno manutenzione degli aerei. Questo, visto che siamo in Italia, non è possibile, in quanto i sindacati sarebbe disposti a far fallire un’impresa intera piuttosto che lasciare a casa qualche lavoratore. Mossa intelligente, sta di fatto che il governo si trova con le mani legate. Impossibile anche scorporare pezzi dell’azienda improduttivi all’esterno, meglio gestibili (si prenda il caso dell’Alitalia manutenzione)
Quindi, altra soluzione, è dichiarare bancarotta o vendere al migliore offerente, in barba all’italianità. Il fatto è che questo atteggiamento persiste anche con i compratori; s’è disposti a giocare al ribasso del prezzo purché vengano mantenuti gli standard occupazionali. Ed ecco che Alitalia ci sfugge di mano ad un prezzo ridicolo, un po’ come le altre privatizzazioni.
Intendetemi, non che goda nel mandare a casa centinaia di persone, ma se un’azienda non tira non si può neanche permettere di mantenere persone improduttive pagate con i nostri soldi.
Airone (a cui pare mancasse la liquidità), Usa e Mediobanca, Aeroflot sono le tre offerte. Mi sento di augurargli un bel in bocca al lupo al Ceo che dovrà gestire questa patata bollente.
Ormai ci dovrebbe essere chiaro che prima di privatizzare, è necessario liberalizzare il mercato. L’abbiamo imparato a nostre spese con Telecom, con l’Eni e con Poste Italiane (forse il tasto meno dolente anche se persistono storture in questo mercato). Dunque gli slot della linea Milano-Roma, la più redditizia andrebbero aperti e ceduti al miglior offerente. Ma come riuscire a rifilare il rottame Alitalia? Come rifilare un apparato inefficiente su cui s’impongono per giunta vincoli, senza garantire un privilegio pressoché monopolistico su alcune tratte? Si affaccia dunque “l’eterno ritorno” degli stessi errori; come se non si fosse imparato niente e si tornasse indietro.
Supponete infine, che il bando sia vinto da Airone, questa avrebbe il 90% degli slot della rotta suddetta, Cosa che l’Antitrust non permette a meno di deroghe. Il governo non può influenzarla e non è detto che essa accetti la sussistenza “di rilevanti interessi dell’economia nazionale” necessari per la deroga. Il governo se ne lava le mani dicendo che non è affar suo, ma non è vero perché per mantenere gli standard occupazionali richiesti dal ministero, sono necessari tutti quegli slot all’Airone altrimenti si rischia di fare la fine di Alitalia, ma con una grande azienda privata questa volta. Per contro se la deroga avesse successo, si creerebbe un monopolio su quella rotta la cui domanda è elastica (non tutti possono permettersi l’aereo anche per viaggi così corti).
Chiudo con una provocazione: sapete che figata se Aeroflot compra Alitalia e ci piazza la Falce e il Martello sulla coda degli aerei?

Lenz


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18 07 2007

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