Prove di Guerra Fredda nel Pd…

13 05 2007

“La sindrome del rinvio” (Battista sul Corriere) mi pare un buon titolo per descrivere ciò che sta succedendo all’interno di Ds e dl per la fusione nel Pd. L’eco comunicativo dei congressi va esaurendosi e con lui anche l’entusiasmo . Meglio forse, era cavalcare questo entusiasmo per cercare di aumentare stupidi sondaggi (su un partito ancora senza piattaforme politica, un partito che ancora non esiste sulla carta) ma che potevano trascinare consensi grazie al già citato “effetto pecora”. Strano che però i partiti si siano reimpaniati nella querelle della competizione per dare un taglio personale al “futuro” partito.
Questo è il problema. Non si chiede di non adoperarsi per fare in modo che il nuovo soggetto possa porsi come primo partito italiano e possa eliminare, con riforme, le storture italiane; si chiede di superare i vecchi schemi Ds-dl-prodiani per sintetizzare il tutto in nuove categorie più adatte a descrivere i cambiamenti continui generazionali e di ciò che ci circonda; non una fusione a freddo bensì una fusione vera e propria di diverse culture per andare oltre. Il modo credo che sia un corollario, cioè se anche la classe dirigente sarà in grado di attuare questo, alla società civile spetterà solo il compito di approvare o rifiutare ciò che è saltato fuori.
Pare che però questo non sia possibile in quanto i vecchi schemi si sprecano; scelta di un mono-coordinatore oppure più coordinatori ma di estrazione uguale da tutti i partiti  (10 diellini, 10 diessini, 10 prodiani), discussione sulla leadership. In merito a quest’ultimo punto voglio soffermarmi ché secondo me è un chiaro indicatore del blocco, del tappo che affligge il Pd; la maggior parte ritiene che un leader iniziale, un papà che accompagna per mano i due partiti, già ci sia e lo individuano in Prodi. Più che un padre spirituale pare un nonno… comunque nonno benefico, in quanto è l’unico, che allo stato attuale delle cose, è in grado di veicolare il processo, mediando, conciliando. Punto che fa riflettere per diverse ragioni:
. Il Pd si pone come un partito nuovo, anche come strutture (s’è parlato di ringiovanire la classe dirigente, oltre alle “quote rosa”). La scelta del capo del governo è un passo indietro in questa direzione.
. Presenza di tatticismi (anticipare o rinviare la nascita del partito con raccolta firme per la costituente alle feste dell’Unità) che impediscono l’accantonamento dei già citati vecchi schemi
. Il paradosso che Prodi dovrà stare al governo e preparare la propria successione, ricordando un po’ Berlusconi, capo dell’opposizione che sta preparando, più o meno realmente, la propria successione.
Ecco che allora fioccano dispute come se piovesse, sul family day che per fortuna è già passato, sull’eliminazione dell’Ici sulla prima casa, sulla data della costituente, sulle modalità di elezione della Costituente.
Particolarmente agguerriti ed atti allo studio di strategie, sono i diellini, che temono di essere inglobati da un soggetto grande più del doppio di loro. Mi pare che questo andasse messo in preventivo un bel po’ di tempo fa; i Ds hanno un grande radicamento territoriale, apparati efficienti ed una grande presa sulla società civile di sinistra (non a caso sono il primo partito della sinistra). Quindi è inutile ora strappare su diversi temi (approposito, c’è anche il nodo Pse). Se i Ds smettono di essere concilianti (senza prenderlo in culo, come al solito) sono cazzi amari per Rutelli & Co. Anche don Chiscotte ha fallito contro i mulini a vento, mi pare una follia sfidare un partito fuori dalle proprie potenzialità. Come ho già detto non si chiede di assoggettarsi, altrimenti il discorso sulla fusione fredda sarebbe inutile, si chiede un minimo di buon senso e di spirito conciliante per far sì che nasca qualcosa di buono; da cui tutta la classe dirigente guadagnerebbe. Maggiore consenso, ingrandimento del partito, più posti per tutti.
Il buon senso, le nuove categorie, incontrano resistenze; si teme di perdere la propria posizione. Ecco perché ritengo necessario l’apporto della base per superare questi problemi.

Lenz





Tesoro, cosa c’è per cena?

13 05 2007

Tesoretto Here We Come, Tesorettoooooo!
Vabbé lasciamo stare i Phantom Planet e scriviamo cose più sensate. Cosa farne del Tesoretto? Proposte si sono sprecate a seconda dell’ideologia di cui il partito si fa araldo. Personalmente credo che la scelta giusta sul dove destinare l”extragettito frutto della Finanziaria 2006 (bis) e della guerra all’elusione fiscale (non prendiamoci per il culo, ci fosse ancora la  destra al governo non ci sarebbe mai stato con condoni e puttatanate varie), sia in una sorta di sintesi di tutte le visioni. Certo siamo migliorati in quanto a debito pubblico, ma credo che l’emergenza non sia ancora passata e quindi non bisogna sottovalutare il problema (ora in particolare che l’economia un minimo tira).
Il problema principale è stabilire se questo extragettito è strutturale o si tratta di un soffio di vento fresco.
Verificato questo si aprono infinite strade. Se si scopre che siamo in presenza di maggiori soldi duraturi una modesta proposta è una via di mezzo. Intendiamoci, non porcherie democristiane per accontentare una coalizione litigiosa; ma proposte serie dalle quali tutti ci potrebbero guadagnare.
Questo extragettito deve essere, in quanto frutto di tasse, redistribuito con la diminuzione delle tasse agli italiani. Per cui le proposte di Rutelli sull’abolizione dell’Ici sulla prima casa (in particolare per i redditi più bassi) possono essere messe in atto, solo allorquando si beneficeranno di maggiori entrate strutturali. Possibilmente anche senza far entrare proposte di carattere ideologico (per esempio sgravi alle famiglie). Pensate al disastro se si diminuissero le tasse con soldi una tantum; il prossimo anno, per continuare su questa linea (necessario per evitare di crollare nei sondaggi), bisognerebbe aumentare ulteriormente le tasse oppure aumentare l’indebitamento, già alto delle casse dello Stato. Dunque l’idea è una parte per risanare ulteriormente le casse dello Stato, e un’altra redistribuito a chi ha contribuito a ciò.
In questo modo però, non ci sarebbe sintesi perché le proposte avanzate dalla parte più a sinistra della coalizione di governo andrebbero frustrate. Per contribuire ad alzare gli standard del sociale, ammortizzatori sociali ai precari (non assunzioni indiscriminate nella pa, non va eliminato il mezzo ma perfezionato), sussidi di disoccupazione condizionati ad attività di reintegrazione nel mercato del lavoro; per contribuire a ciò è necessario mantenere la spesa pubblica invariata e per cui è necessario reperire risorse razionalizzando la già alta spesa pubblica.
Come diceva in un articolo sul Corriere, Piero Ostellino, è impensabile che con una spesa pubblica al 50% del Pil, non si annidino sprechi. Razionalizzare significa inoltre dare migliori servizi a costi inferiori, per cui godranno di questo non solo i beneficiari della maggiore protezione sociale, ma tutti quanti come fruitori del servizio pubblico.

Lenz