Prove di Guerra Fredda

7 05 2007

Ho appena finito di vedere il film Thirteen Days, con K Costner sulla crisi dei missili di Cuba. Bel film che a mio giudizio riesce a rendere, con le limitazioni del caso, l’idea della grande abilità politica di J F Kennedy. Ma soprattutto, il clima di incertezza e di paura derivante dalla potenzialità distruttiva in mano alle due nazioni, in particolare in mano a generali guerra-fondai. Grazie Prof Lambertini per avermelo consigliato. Direi che mi ha trasmesso quello che lei ha tentato di esprimere a parole durante la lezione e che ha vissuto in prima persona sulla sua pelle.
Sento, anche se allo stadio primordiale (nulla a che vedere con la Guerra Fredda), la potenziale minaccia dei paesi del Golfo. Non mi riferisco solo all’Iran, che è ormai se n’è già sentito parlare, ma anche a Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait che temono il dominio sciita della regione di Ahmadinejad, la possibilità che l’Iran possa tenerli sotto scacco con questo potente deterrente. Cito così, non perché ne sia convinto, i pagliativi di necessità energica, che nessuno vede.
La soluzione, se esiste, va trovata a livello mondiale ma soprattutto per vie diplomatiche, come per fortuna ora si sta facendo tramite l’Onu. Infatti mentre durante la Guerra Fredda il bipolarismo, per quanto pericoloso per la corsa agli armamenti, teneva in equilibrio le due nazioni (un equilibrio del terrore basato sulla Mad). Ora con un’unica nazione che si pone a livello mondiale, come superpotenza, il rischio di atti unilaterali è altissimo, siamo tuttora tristi spettatori di ciò. Infatti la possibilità di rappresaglie reciproche, o verso paesi loro alleati, era sventata dalla ritorsione del nemico, che portava ad una spirale di manifestazioni di potenza. La strategia rappressaglia-rappresaglia era ad entrambi poco gradita in quanto significava sfoderare Lei, l’atomica i cui guadagni erano fortemente negativi per entrambi data la conseguente risposta dell’altro.
Dunque soluzioni diplomatiche e condivise a livello internazionale sono auspicabili, proprio per evitare atti unilaterali e per evitare la riproposizione di una Guerra Fredda in miniatura nel Golfo che potrebbe finire assai peggio, in quanto spesso la religione è in grado di offuscare il buon senso comune che per fortuna non mancava ai capi di Stato russi e statunitensi. Infine voglio qui rendervi partecipi della matrice dei payoff su questo fatto che rappresenta il primo caso in cui la teoria dei giochi, ha normato il comportamento e consigliato di Stati Uniti sulla migliore risposta alla provocazione sovietica.


Lenz





Cronaca di un giornale da cestinare

7 05 2007

Arriva un giorno nella vita di tutti in cui trovi qualcosa in casa che mai ti aspetteresti. Così, mentre giravo per casa, l’occhio mi cade sulla scrivania del babbo che sorreggeva in bellissima vista un giornale, dal colore poco definibile (giallognolo orina) la cui testata porta il nome di “Italia Oggi”.
Mai sentito, così comincio a sfogliarlo e trovo a pagina 5, un”articolo che porta il titolo: “con le leggi del governo i risparmiatori hanno perso 7 mld di euro”. Il lavoro di Prodi certo può biasimato in qualche suo punto ma porca puttana! Settemiliardidieuro sono un bel po’ in così poco tempo!
Attirato comincio a leggerlo. E minchia, c’ha quasi ragione! Peccato che l’autore prenda un granchio riferendosi alle liberalizzazioni. Sisi proprio quella roba di cui tutti esultavano; o siamo tutti scemi oppure…
Essì perché i risparmi derivanti dalle leggi di apertura del mercato di Bersani & C non sono menzionati, il che mi fa già dubitare della qualità del giornale, nonché  della sua capacità informativa. Costui infatti si dimentica che i c.d. “risparmiatori” sono in primo luogo cittadini.
E voilà tirar fuori dal cappello il coniglio del calo dei titoli delle compagnie di telefonia mobile derivante dall’eliminazione dei costi di ricarica, senza considerare che ormai tutti hanno almeno un cellulare, e sicuramente anche l’autore. Nessun cenno alla giustizia dell’abbattimento di questa anomalia italiana.
Amnesia sui risparmi delle farmacie (per fortuna che non sono quotate in borsa!).
Critiche al primo decreto di Luglio 2006, accolto con applausi da tutti nella sua parte delle assicurazioni che avrebbe fatto perdere svariate centinaia di milioni ai titoli assicurativi e quindi anche a questi fantomatici e poveri “risparmiatori”
Articolo denso di demagogia, basta  vedere la scelta della parola “risparmiatori” nel titolo. Infatti pare questa parola, che si rivolga a coloro che, avendo un qualche soldo da investire, decidano di metterlo in borsa, per superare i bassi compensi bancari. C’è una bella differenza con i grandi investitori, coloro che fanno questo di lavoro e che sono tangenzialmente danneggiati da un contenuto calo del proprio titolo, che a breve tornerà a guadagnare. Dunque per i primi c’è speranza, nel senso che i soldi bruciati da una parte, torneranno con il calo di prezzi che c’è stato. Ovviamente a fare del populismo s’è capaci tutti a scapito però della correttezza delle informazioni.
Se il giornale, aveva questa necessità così impellente di criticare il governo, poteva almeno fare una scelta più oculata, per esempio su alcuni aspetti della Finanziaria c’è da parlarne più che in negativo. Oppure l’interventismo in aziende private di cui si fa araldo questo esecutivo; ancora l’aumento ingiustificato dei salari del pubblico impiego. Ma le liberalizzazioni, hanno ottenuto, da parte dei cittadini, un consenso bipartisan; ergo non mi sembrava il caso.
A parte non comprare Italia Oggi, leggere i giornali con la critica sempre in allerta, ché spesso spacciano una visione del mondo incompleta.

Lenz