Ho appena finito di vedere il film Thirteen Days, con K Costner sulla crisi dei missili di Cuba. Bel film che a mio giudizio riesce a rendere, con le limitazioni del caso, l’idea della grande abilità politica di J F Kennedy. Ma soprattutto, il clima di incertezza e di paura derivante dalla potenzialità distruttiva in mano alle due nazioni, in particolare in mano a generali guerra-fondai. Grazie Prof Lambertini per avermelo consigliato. Direi che mi ha trasmesso quello che lei ha tentato di esprimere a parole durante la lezione e che ha vissuto in prima persona sulla sua pelle.
Sento, anche se allo stadio primordiale (nulla a che vedere con la Guerra Fredda), la potenziale minaccia dei paesi del Golfo. Non mi riferisco solo all’Iran, che è ormai se n’è già sentito parlare, ma anche a Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait che temono il dominio sciita della regione di Ahmadinejad, la possibilità che l’Iran possa tenerli sotto scacco con questo potente deterrente. Cito così, non perché ne sia convinto, i pagliativi di necessità energica, che nessuno vede.
La soluzione, se esiste, va trovata a livello mondiale ma soprattutto per vie diplomatiche, come per fortuna ora si sta facendo tramite l’Onu. Infatti mentre durante la Guerra Fredda il bipolarismo, per quanto pericoloso per la corsa agli armamenti, teneva in equilibrio le due nazioni (un equilibrio del terrore basato sulla Mad). Ora con un’unica nazione che si pone a livello mondiale, come superpotenza, il rischio di atti unilaterali è altissimo, siamo tuttora tristi spettatori di ciò. Infatti la possibilità di rappresaglie reciproche, o verso paesi loro alleati, era sventata dalla ritorsione del nemico, che portava ad una spirale di manifestazioni di potenza. La strategia rappressaglia-rappresaglia era ad entrambi poco gradita in quanto significava sfoderare Lei, l’atomica i cui guadagni erano fortemente negativi per entrambi data la conseguente risposta dell’altro.
Dunque soluzioni diplomatiche e condivise a livello internazionale sono auspicabili, proprio per evitare atti unilaterali e per evitare la riproposizione di una Guerra Fredda in miniatura nel Golfo che potrebbe finire assai peggio, in quanto spesso la religione è in grado di offuscare il buon senso comune che per fortuna non mancava ai capi di Stato russi e statunitensi. Infine voglio qui rendervi partecipi della matrice dei payoff su questo fatto che rappresenta il primo caso in cui la teoria dei giochi, ha normato il comportamento e consigliato di Stati Uniti sulla migliore risposta alla provocazione sovietica.

Lenz
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