Piano Tremontì (con l’accento sulla i)
Contro ogni mia aspettativa pare che il neo ministro dell’economia Giulio Tvemonti, abbia buone intenzioni.
Il c.d. Piano Tremontì (alla francese) prevede di raggiumgere il pareggio di bilancio (deficit pubblico nullo) entro e non oltre il 2011.
L’approvazione da parte della commissione europea mi pare buon inizio e buone prospettive.
Le azioni si basano fonsamentalmente su quattro punti:
. riforma della giustizia, di cui sinceramente capisco assai poco ma da cui mi aspetto una diminuzione dei tempi del processo (quindi dei costi) e certezza della pena
. finalmente una riforma del pubblico impiego, settore chiuso, troppo protetto che “ingurgita” (senza nessuna contropartita in termini di efficienza e produttività) l’intero gettito dell’irpef.
. Liberalizzazione dei servizi locali, laddove il Ministro degli affari regionali precedente (la Lanzilotta) s’è arenata contro un muro chiamato “sinistra cieca”
. Contro ogni aspettativa popolare (Calderoli ministro della semplificazione ha fatto ridere tutti) il ministero della semplificazione ha sguainato una bella proposta chiamata taglia-leggi. L’eccessiva proliferazione di leggi (talvolta vetuste) di spesa che complicano non poco il quadro di diritto tributario ed aumentano a dismisura i costi è evidente. Il taglia-leggi prevede un meccanismo che imporrà la verifica e la conferma esplicita, entro un dato lag di tempo, pena decadenza delle leggi di spesa in vigore. Questo può portare a forti risparmi.
La manovra sarà di certo molto forte, questo non farà bene alla nostra economia… averci pensato prima ed essere stati virtuosi, ora era il momento di politiche fiscali per spingere in alto la domanda
Vobin Hood
Non poteva però mancare la cazzata demagogica che ha caratterizzato la campagna elettorale del centro-destra… La Robin Hood Tax.
1. I miei studi di scienza delle finanze mi hanno insegnato come le perdita di benessere dell’economia nel suo complesso sia minima in caso di tassazione di beni anelastici (come la benzina o l’energia in generale); dall’altro lato è chiaro che in questo caso la tassa (seppur imposta al produttore) viene “allegramente” traserita al consumatore “come se nulla fosse”
2. Dare con una mano e togliere con l’altra. Lo Stato è azionista di Enel ed Eni per circa il 30% attraverso la CdP. Dove pensa di trovare monsieur Tvemontì i soldi della conseguente diminuzione di utili pagati? COn nuove tasse occulte?! No grazie.
E’ chiaro che questa è una sparata demagogica a cui possono cascare solo italiani medi che non leggono neppure un giornale.
I veri profitti non sono quelli di Eni, che peraltro richiede un tasso di profitto molto alto dato l’enorme investimento in capitale che l’attività richiede. I veri profitti sono quelli realizzati dalla sfera “upstream” cioè nel primo segmento di esplorazione e produzione. Qui la rendita è enorme: a fronte di costi sui 5-10$ al barile, “magicamente” si arriva a 120.
Soluzioni degli esperti sono l’aumento delle royalties sulle licenze di estrazione (e pare che queste siano per giunta fissate su comunicazione dell’Eni della quantità estratta e non su un contattore).
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